Autore: sergio

TERRORISMO DI STATO E STRATEGIA DELLA TENSIONE

Uno Stato può decidere di ricorrervi contro i suoi stessi cittadini, a fini repressivi per eliminare direttamente un gruppo politico, o per eliminarlo come interlocutore politico e togliergli credibilità davanti all’opinione pubblica incolpandolo di atti commessi da terzi (operazioni False flag), oppure per intimidire e far emigrare una popolazione che non desidera (pulizia etnica), per creare uno stato di emergenza che giustifica una deriva autoritaria con la sospensione e deroga delle Costituzioni in nome della sicurezza nazionale.
Un ulteriore modo, proprio degli stati e non replicabile da soggetti non statali, di fare terrorismo è l’istituire un ordinamento giuridico e di pubblica sicurezza estremamente punitivi: tramite organizzazioni di polizia segreta e regolamenti molto rigidi si instaura un clima di paura in cui ogni cittadino diventa passibile di punizione, in pratica “colpevole fino a prova contraria”.
STRATEGIA DELLA TENSIONE
La locuzione strategia della tensione identifica una strategia politica da realizzare mediante un disegno eversivo, tesa alla destabilizzazione o al disfacimento di equilibri precostituiti.
Si basa generalmente su una serie preordinata di atti terroristici, volti a creare uno stato di tensione e di paura diffusa nella popolazione, tali da far giustificare o auspicare svolte politiche di stampo autoritario.
Può anche essere attuata sottoforma di tattica militare che consiste nel commettere attentati dinamitardi e attribuirne la paternità ad altri.

TASSE … O ESTORSIONI DI STATO ITALIANE

Chiunque, mediante violenza  o minaccia , costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 1.000 a euro 4.000.
La pena è della reclusione da sei a venti anni e della multa da da euro 5.000 a euro 15.000, se concorre taluna delle circostanze indicate nell’ultimo capoverso dell’articolo precedente.

Ratio Legis
Tale disposizione trova il proprio fondamento non solo nella necessità di tutelare il patrimonio individuale, ma anche la libertà di autodeterminazione del singolo.

La violenza o la minaccia devono essere dirette a coartare la volontà della vittima affinchè questa compia un atto di disposizione patrimoniale, rimanendo indifferenti le modalità con cui queste condotte si realizzano.
Nello specifico la minaccia può concretarsi anche in un comportamento omissivo come nell’ipotesi in cui il proprietario di un immobile rifiuti la conclusione di un contratto di locazione in caso di mancato pagamento di un canone superiore a quello stabilito dalla legge.
La costrizione può avere ad oggetto il compimento di un atto di disposizione patrimoniale positivo (come ad esempio la donazione di una somma di danaro) o negativo (si pensi alla remissione di un debito), anche annullabile, ma necessariamente produttivo di effetti giuridici (gli atti radicalmente nulli non integrano la fattispecie in esame).
Il profitto non ha rilevanza solo economica o patrimoniale, ma può quindi trattarsi di un diverso vantaggio, a differenza del danno che deve invece essere esclusivamente di natura patrimoniale.

ecco cosa dice Wikipedia:

L’estorsione, in diritto, è un reato commesso da chi, con violenza o minaccia, costringa uno o più soggetti a fare o a non fare qualche atto al fine di trarne un ingiusto profitto con altrui danno.
È tipico reato commesso con la cooperazione della vittima.
La coercizione sulla vittima è relativa perché in essa residua un minimum di capacità di autodeterminazione che viene coartata dall’agente al fine di far compiere un atto dispositivo (dare,fare,non fare).
È reato di evento in cui la cooperazione della vittima è carpita con la forza intesa come coazione relativa.
Tra forza e la coazione deve sussistere un rapporto strumentale di mezzo a fine altrimenti si avrà solo induzione.
La condotta consiste nella costrizione mediante violenza o minaccia a determinati comportamenti attivi o omissivi.
La minaccia estorsiva può avere adoggetto anche una omissione con la pospettazione da parte dell’ agente di non impedire ciò che ha il dovere giuridico di impedire. L’evento è quadruplice: 1) stato di coazione psichica, volontà viziata 2)atto dispositivo patrimoniale 3)danno altrui 4) profitto ingiusto per l ‘agente o altri.
È una tipica attività spesso utilizzata dalle organizzazioni criminali (soprattutto le organizzazioni di tipo mafioso) a cui si ricorre per acquisire capitali ingenti, ma soprattutto per controllare il territorio.

TAMQUAM NON ESSET

Tamquam non esset è un antico brocardo latino la cui traduzione letterale è: Come se non esistesse.
Tale massima è usata in riferimento a norme giuridiche (o parti di esse) ritenute dalla giurisprudenza vessatorie, lacunose o imperfette, così da essere considerate come non esistenti, come non scritte: incapaci cioè di produrre effetti giuridici.
Parimenti la massima è usata in diritto penale e precisamente nella teoria della causalità naturale per escludere il nesso di causalità solo se si verifica una causa autonoma, rispetto alla quale la precedente è da considerarsi tamquam non esset e trova, nell’attività dell’imputato, soltanto l’occasione per svilupparsi.

STATO … CONCETTO DI


Qualunque autorità è affidata a incaricati che la esercitano secondo l’ordinamento liberamente determinato con il mutuo consenso della società di appartenenza; ogni autorità deriva ed è attribuita dal reciproco consenso sociale, e tutte le persone che mediante il voto e/o il consenso attribuiscono tale rappresentanza hanno eguale potere di toglierla.
Qualunque autorità così costituita non ha alcuna facoltà di sopprimere o  limitare il potere della persona di designarla o revocarla attraverso il voto e/o il consenso sociale.
L’attribuzione e la revoca dell’autorità a rappresentanti eletti attraverso il voto e/o il consenso sociale determina il diritto e il potere per ogni persona di rappresentare se stessa.
LO STATO STRANIERO OCCUPANTE, RAZZISTA E COLONIALISTA ITALIANO
Lo stato italiano sul Territorio della Repubblica di Venezia rimane ad oggi uno stato straniero occupante, a nulla rilevando sotto il profilo della legittimazione dell’esercizio della sua sovranità sul Territorio della Nazione Veneta gli anni di illecita e illegittima occupazione razzista e colonialista.
STATO ITALIANO O … SOCIETA’ DI CORPORAZIONE ???
Lo stato italiano, anche espressione della repubblica italiana società/corporazione registrata (S.E.C.) (American Securites Exchange Act 1934), il cui ordinamento, statuti, codici, norme, e regolamenti definiti come regolamento legiferato di una società sono in effetti una norma della società/corporazione della repubblica italiana e che tali sono limitatamente applicabili a coloro che sono agenti di tali società e/o facenti parti della stessa.

LE CONTEE O STATI FEDERATI

Le Nazioni vicine che potrebbero inizialmente confluire per poi raggiungere il proprio totale ripristino di sovranità sono:
IL MAGGIOR CONSIGLIO (CONSIGLIO FEDERALE)
ART. L-5 OGVP
Il Consiglio Federale (CF), (o Maggior Consiglio), è l’Organo collegiale dei Governatori degli Stati federati (Contee) riuniti in sede congiunta.
Il CF è presieduto da uno dei Governatori di Contea in carica e delegato a rotazione annuale quale Presidente dell’Assemblea Federale.
Il CF concorre col GVP (e quindi col Minor Consiglio) alla determinazione della politica nazionale secondo le indicazioni di Municipalità e Delegazioni che sono vincolanti in materia legislativa sia in termini abrogativi sia propositivi.
IL PRESIDENTE DEL MAGGIOR CONSIGLIO
Il Presidente del Consiglio Federale è nominato a rotazione annuale fra i Governatori di Contea degli Stati Federati.
Rappresenta e coordina i lavori dell’Assemblea con competenza legislativa concernente la politica attuativa nazionale.
IL GOVERNATORE DI CONTEA
Il Governatore della Contea rappresenta lo stato federato ed è Capo del Governo Statale.
Il Governatore di Contea è nominato a rotazione annuale fra tutti i Reggenti delle Municipalità che fanno parte dello stato federato.

SERENISSIMI

Serenissimi è il nome dato dai mass media a un gruppo di persone (autodefinitesi Veneta Serenissima Armata, braccio operativo del cosiddetto Veneto Serenissimo Governo) che nel nome della Repubblica di Venezia, la notte fra l’8 ed il 9 maggio 1997, a pochi giorni dalla ricorrenza del bicentenario della caduta della Serenissima (12 maggio 1797), occupò piazza San Marco e il campanile della basilica issando sulla cella campanaria la bandiera di Venezia.
Il gesto era inteso come rivendicazione simbolica di natura indipendentistica.
Secondo i suoi fautori lo scioglimento della Repubblica di Venezia, il 12 maggio 1797 a seguito dell’invasione napoleonica, sarebbe stato illegale, così come il plebiscito del Veneto del 1866 che ratificò l’annessione all’Italia.
Il caso suscitò un vasto clamore ed ebbe rilievo sia nella stampa italiana sia in quella internazionale.
Secondo quanto accertato in seguito, l’intenzione degli occupanti del campanile sarebbe stata quella di tenere tale posizione sino al 12 maggio, bicentenario dell’abdicazione del Maggior Consiglio della Repubblica Veneta e del Doge Ludovico Manin alle truppe francesi; allo scopo s’erano dotati anche di viveri.
Gli uomini sul campanile erano in possesso di un radiotrasmettitore, già utilizzato in vari episodi di “pirateria radiofonica” a partire dal 17 marzo 1997, per emettere abusivamente messaggi politici in tutto il Veneto sulle stesse frequenze della RAI (in particolare il TG1), coprendone le trasmissioni e incitare i veneziani all’insurrezione.
I manifestanti comunicarono alle autorità, che nel frattempo avevano isolato la piazza, che avrebbero iniziato a trattare non appena fosse giunto un loro rappresentante.
La sera stessa il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, andò a parlare con i manifestanti.
Al mattino del 9 alle ore 8.15, su ordine del prefetto, uomini del GIS dei Carabinieri diedero inizio allo sgombero.
Un gruppo di militari occupò la piazza arrestandovi alcuni occupanti, un altro gruppo scalò il campanile usando delle impalcature poste all’esterno del monumento mentre altri penetrarono all’interno.
Nel giro di pochi minuti i carabinieri arrestarono tutti i partecipanti all’azione.
Le persone coinvolte
Il gruppo dei Serenissimi era composto da:
Giuseppe “Bepin” Segato
Gilberto Buson
Cristian Contin
Flavio Contin
Antonio Barison
Luca Peroni
Moreno Menini
Fausto Faccia
Andrea Viviani
Le motivazioni all’inizio non furono chiare e solo la conoscenza dei personaggi che l’attuarono portarono a definire meglio l’ambiente in cui si progettò l’evento.
Sembra che queste persone, pur non svolgendo un’attività politica in senso proprio, avessero nostalgia per i tempi della Repubblica di Venezia, cancellata manu militari da Napoleone Bonaparte e ne auspicassero la restaurazione.
Sostenevano di aver fatto delle ricerche storiche e scoperto elementi che, a loro parere, invalidavano l’atto di Napoleone del 1797, l’accettazione dell’atto da parte del Maggior Consiglio e anche il plebiscito di ratifica dell’annessione al Regno d’Italia del 1866.
Secondo i Serenissimi l’atto di Napoleone era illegittimo in quanto effettuato contro uno Stato neutrale e non perfezionato dal “Maggior Consiglio”, che avrebbe deliberato in mancanza del numero legale; il plebiscito del Veneto del 1866, invece, sarebbe stato caratterizzato da brogli e violazioni degli accordi internazionali sottoscritti durante l’armistizio di Cormons e il trattato di Vienna.
A seguito delle indagini volte a svelare la pianificazione del gesto eversivo, fu istruito un processo. Tra i capi di accusa ipotizzati vi erano:
  1. attentato contro l’unità dello Stato
  2. banda armata
  3. interruzione di pubblico servizio, per le interruzioni delle trasmissioni televisive effettuate in precedenza alla manifestazione veneziana.

Nel maggio 2006 vi sono stati altri rinvii a giudizio per altri reati connessi agli stessi fatti.
Il processo ai Serenissimi si concluse con assoluzioni, patteggiamenti e condanne:
Luigi Faccia: condanna a 4 anni e 9 mesi di reclusione per la manifestazione veneziana (scontati 3 e mezzo ed affidato ai servizi sociali) oltre ad una condanna a 6 mesi di reclusione per associazione sovversiva da parte del Tribunale di Verona, 5 anni e 3 mesi complessivi.
Non aveva partecipato alla manifestazione, ma fu identificato come uno degli organizzatori dell’operazione e sedicente Presidente del Veneto Serenissimo Governo.
Giuseppe Segato: condanna a 3 anni e 7 mesi di reclusione per il reato di eversione.
Non aveva partecipato all’azione, ma fu identificato come “l’Ambasciatore Veneto” aspettato quella notte e come l’ideologo del gruppo.
Gravemente ammalatosi durante la prigionia, morirà il 26 marzo 2006, poco dopo la scarcerazione.
La Corte di cassazione infine, con sentenza della VI sezione penale n. 26151 del 16 marzo 2011 (depositata il 5 luglio 2011) ha assolto tre membri del gruppo (Gilberto Buson, Cristian Contin e Flavio Contin) dalle accuse più gravi di costituzione di banda armata e di associazione sovversiva per finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico, in quanto l’organizzazione, che pur perseguiva un programma eversivo ipotizzando atti di violenza, fu ritenuta strutturalmente inidonea a raggiungere lo scopo per mancanza di strumenti.
Una prima domanda di grazia per Luigi Faccia fu presentata dalla moglie nel dicembre 1999, ma nel 2000 l’allora ministro della giustizia Piero Fassino, ne bloccò l’iter.
Una volta cambiato titolare del dicastero, intervenne una nuova domanda. Il ministro leghista Roberto Castelli dichiarò che «Faccia non ha fatto male a nessuno», e tuttavia la grazia, che è competenza esclusiva del presidente della Repubblica, non gli fu concessa.
Durante la detenzione i Serenissimi ricevettero numerose lettere di solidarietà, alcune sono raccolte nel libro Ti con nu, nu con Ti.

SECESSIONE

Secessione significa letteralmente divisione, separazione, ma il Popolo Veneto non ha bisogno di dividersi dallo stato straniero occupante italiano perchè è quest’ultimo che deve andarsene, con le buone o con le cattive.
Il processo secessionista è tipico degli “insorti” laddove una popolazione si rivolta contro il proprio stato perché è un tiranno… è quindi un processo interno ad una nazione e si realizza spesso con la rivolta e conquista della territorialità strappata al controllo dominante da parte della popolazione o una parte di essa.
Appare fin troppo evidente che questa opzione non è quella giuridicamente necessaria al Popolo Veneto che di fatto non è italiano.

SCHIAVISMO

Lo schiavismo è il sistema sociale ed economico basato sulla schiavitù:
« [La schiavitù] è lo stato o la condizione di un individuo sul quale si esercitano gli attributi del diritto di proprietà o taluni di essi, e lo “schiavo” è l’individuo che ha tale stato o condizione »
(Nazioni Unite, Convenzione supplementare sull’abolizione della schiavitù, del commercio di schiavi e delle istituzioni e pratiche analoghe alla schiavitù).
Oggi la schiavitù è una condizione formalmente illegale in tutto il mondo, fatto sancito tramite l’adozione, da parte delle Nazioni Unite, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, avvenuta nel 1948.
La schiavitù nel X secolo scomparve in Europa che però continuò ad ammettere in uso lo schiavismo all’esterno delle proprie nazioni. Per il resto del mondo soltanto a partire dall’epoca dell’Illuminismo avvenne una sparizione graduale del fenomeno, favorito persino da eventi reazionari come il Congresso di Vienna. Dalla fine dell’ultimo millennio, tuttavia, si assiste ad un inaspettato e consistente ritorno dello schiavismo caratterizzato da proprie peculiarità nei diversi Stati.
Similmente a quanto si è potuto osservare nel corso della storia, lo schiavismo colpisce spesso etnie di paesi stranieri, che per una ragione o l’altra si trovano in un ruolo subalterno o in posizione svantaggiata. Ad esempio tra gli immigrati provenienti dall’Est Europa e da altri continenti non si trovano più solo persone motivate dal bisogno di sicurezza o di sostentamento personale: spesso infatti gli emigranti lasciano il paese contro la propria volontà; altre volte si tratta di persone che sono state convinte a partire con promesse ingannevoli. In questi casi, non è esagerato scomodare il termine di tratta di schiavi verso i paesi occidentali (vedi nota sulla legislazione alla fine di questo capitolo). In Italia, i settori economici dove il fenomeno dello schiavismo è più frequente sono forse la prostituzione e l’agricoltura.
Le ragioni di questo fenomeno sono molteplici. Secondo lo studioso Bales Kevin, le cause dell’espansione di nuove forme di schiavismo, che spesso riguardano anche le società occidentali, sarebbero il rapido incremento della popolazione mondiale e la cattiva gestione (spesso da parte dei governi di paesi poveri) delle nuove sfide cui deve andare incontro la politica.
Tra queste, la globalizzazione ha senza dubbio un posto di primo piano
La cattiva gestione avrebbe favorito, infine, la formazione ed il consolidarsi di nuovi gruppi di élite interessati a sfruttare il mutamento sociale ed economico in corso.
Per una rudimentale caratterizzazione delle nuove forme di schiavismo si ricordano pochi punti di vista essenziali:
  • Riconoscimento sociale: la schiavitù dell’epoca postmoderna viene sempre ed unanimemente condannata dalla coscienza comune (vedi ad es. Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, art. 4, per il caso europeo). In quanto illegale, in Occidente il rapporto di schiavitù non può quasi esistere senza l’appoggio della criminalità organizzata, spesso internazionale, e di forme di mobilità come l’emigrazione clandestina.[87]
  • Mansioni: Nel caso dello schiavismo dei paesi occidentalizzati, lo spettro delle mansioni cui può essere addetto uno schiavo è notevolmente mutato. Non esistono più in Occidente schiavi guerrieri, né insegnanti; neanche le mansioni dei lavori domestici presso una famiglia sembrano poter rientrare sotto il fenomeno di schiavismo.
  • A parte la prostituzione e l’agricoltura, sono spesso considerate come schiavismo moderno forme di sfruttamento violento il racket delle elemosine, il traffico di organi e l’abuso di minorenni per pedo-pornografia.
  • Acquisizione e durata del rapporto di schiavitù: La condizione di schiavitù acquisita per nascita è ormai almeno in teoria impossibile. Essendo meno facile da instaurare e meno difficile da sciogliere, il rapporto di schiavitù non dura quasi mai tutta la vita della vittima, ma tende a colpire soprattutto le fasce di età giovane. Sono infatti molte le fonti a sostenere che gli schiavi siano in buona parte dei minorenni.
  • Mezzi di pressione: Per lo sfruttatore attivo nei paesi occidentali, oggi la maniera più efficace per sostenere il rapporto di schiavitù è probabilmente la minaccia di violente ritorsioni contro i parenti rimasti in patria. Va inoltre detto che ancor oggi i debiti vengono usati come mezzo di pressione nei confronti della vittima. Ovviamente, se nell’antichità la schiavitù era spesso il normale risvolto dell’incapacità di pagare un regolare debito, oggi la schiavitù si basa abbastanza sistematicamente su accordi di prestito abusivi, in quanto è in pratica impossibile estinguere il debito.

 

SATYAGRAHA OVVERO “FERMEZZA IN UNA BUONA CAUSA”.

Gandhi, nel corso del 1907, avviò una riflessione volta a discutere criticamente l’uso di questi termini.
Solo alcuni anni dopo (attorno al 1913) Gandhi iniziò a rifarsi al termine “ahimsa” = nonviolenza / innocenza (letteralmente: “assenza della volontà di nuocere”).
Peraltro Gandhi stesso diverrà consapevole assai presto che l’ahimsa è da intendersi in senso positivo, e non semplicemente negativo, come pura “assenza di violenza”.Ahimsa significa l’appello ad una “forza altra”, distinta dalla violenza e ad essa opposta, e la definirà “forza che dà vita”.
Così Gandhi il 18 dicembre 1907 indisse, dalle colonne del settimanale degli indiani del Sudafrica “Indian Opinion”, un concorso per trovare un nome più appropriato e che sapesse cogliere a pieno lo spirito del metodo.
La proposta vincente fu suggerita da shri Maganlal Gandhi: sadagraha, cioè “fermezza in una buona causa”.
A Gandhi la parola piacque, ma – dice lui stesso nella sua autobiografia – “affinché fosse più comprensibile io poi la cambiai in satyagraha, che da allora in poi è diventata comune in lingua gujarati per definire la nostra lotta”.
Il 10 gennaio 1908 Indian Opinion pubblica per la prima volta la parola Satyagraha, che da allora divenne il nome ufficiale del movimento e del metodo di lotta promosso da M. K. Gandhi: la forza che nasce dalla verità e dall’amore.
Il satyagrahi (colui che pratica il satyagraha) aderisce a undici principi che osserva in spirito di umiltà: non violenza, verità, non rubare, castità, rinuncia ai beni materiali, lavoro manuale, moderazione nel mangiare e nel bere, impavidità, rispetto per tutte le religioni, swadeshi (uso dei prodotti fatti a mano), sradicamento dell’intoccabilità.
Il satyagraha può anche essere definito una forma di lotta politica e sociale (per Gandhi vi è una forte identità tra i due termini), dotata della massima efficacia se utilizzata per fini nobili e degni; risulta, invece, inutile o dannosa per chi lo pratica per egoismo o brama.
Nel pensiero satyagraha vi è identità tra fine e mezzo, a dispetto di ogni concezione “machiavelliana”: per raggiungere una meta giusta l’unico modo è quello di usare metodi pacifici e nonviolenti, con amore verso il “nemico” contro cui è diretto.
Esso distingue il peccato dal peccatore e, mentre verso il primo si scaglia con tutta la sua forza, verso il secondo si comporta fraternamente: il suo obiettivo non è la distruzione dell’avversario, ma la sua convinzione (con-vincere, vincere con), e la pacifica convivenza di entrambi.
Chi pratica il Satyagraha intende dare forza all’avversario che usando motodi violenti è in realtà debole e per questo necessita della forza spirituale che si sprigiona durante un’azione nonviolenta.
Nel satyagraha vi è una forte tensione morale: i valori sono una componente fondamentale del pensiero e dell’azione, in ogni campo (sociale, politico, religioso, economico, culturale, ecc.).
Il satyagraha è anche il servizio dell’altro: nella disputa è còmpito del satyagrahi mostrare la via giusta, aderirvi e accettare a cuor sereno tutte le conseguenze.
La disobbedienza civile potrebbe rendere necessario infrangere una legge ingiusta: in tal caso il cittadino, rispettoso di tutte le altre leggi, moderato dall’auto-disciplina, obbedirà alla superiore legge morale e trasgredirà quella dello stato accettando senza rimorso la pena corrispondente.
Il fondamento di ciò è la superiorità della purezza dello spirito (derivante dall’obbedienza alla legge morale) rispetto alla sofferenza del corpo che potrebbe essere causata dal danno economico ricevuto o dalla permanenza in prigione.
Nel concreto il satyagraha si traduce in molteplici forme, alcune delle quali storicamente sperimentate, altre sono ancora da ideare.
Esse sono: la non collaborazione nonviolenta, il boicottaggio, la disobbedienza civile, l’obiezione di coscienza alle spese militari, l’azione diretta nonviolenta, il digiuno, ecc., nonché, in termini più generali, il pacifismo.
In India si ricorda la storica marcia del sale del 1930.
Il governo inglese aveva imposto una tassa sul sale che, essendo questo una materia prima di fondamentale importanza, andava a colpire pesantemente tutta la popolazione indiana con particolare danno dei più poveri.
Gandhi e i suoi collaboratori (o meglio amici, compagni, familiari) partirono dalla loro fattoria che erano in 78: i loro nomi vennero pubblicati sui giornali perché la polizia ne fosse informata.
Percorsero a piedi le duecento miglia che separano Ahmedabad da Dandi, nello stato del Gujarat, marciando per 24 giorni, e quando arrivarono alle saline erano diverse migliaia.
Alla fine il Mahatma raccolse un pugno di sale.
Disarmati, ordinatamente e col sorriso sulle labbra, i manifestanti andavano incontro alla polizia, sul luogo per sedare la rivolta.
Nonostante i duri colpi di sfollagente, i numerosi feriti e la violenza delle autorità, i cittadini continuavano ad avanzare silenziosi, a subire il trattamento senza reagire in alcun modo, senza neanche difendersi.
Dopo un po’ la polizia si arrese di fronte ad una fiumana di gente che continuava ad avanzare senza paura.
Fu lo stesso comandante ad ammettere, a posteriori, il senso di impotenza di fronte a quella moltitudine, che coglieva impreparati gli agenti generalmente avvezzi a ben altro tipo di proteste popolari.
Martin Luther King praticò il satyagraha ispirandosi direttamente alle gesta nonviolente di Gesù e di Gandhi.
Negli Stati Uniti d’America del Sud organizzò un boicottaggio agli autobus, poiché vigevano delle norme che imponevano discriminazioni razziali nei posti a sedere.
Altri esempi di Martin Luther King sono la marcia su Washington per la conquista dei diritti civili e i numerosi sit-in.

Dopo la riunione di ieri sera venerdì 30 gennaio 2026 faccio questa riflessione sul MLNV e a che punto siamo:

IL  IL PIANO DELLA REALTA’ OPERATIVA NON E’ IL PIANO DELL’IDENTITA’ O DELLE CONVINZIONI.
Sono due livelli diversi:
1 LIVELLO: LE MIE CONVINZIONI, LA MIA VISIONE, LA TUA LETTURA STORICA E POLITICA
Quella è una mia posizione.
Nasce dalla mia storia, da quello che ho vissuto (anche nella Polizia di Stato), dalle ingiustizie che sento di aver subito, dal senso di rottura che per me è stato uno spartiacque di vita.
Su questo piano, nessuno può convincermi del contrario.
2 LIVELLO: IL PIANO PRATICO, GIURIDICO, DELLE CONSEGUENZE CONCRETE
Io non sono uno che fantastica al bar.
Io metto firme, faccio atti, coinvolgo persone, do indicazioni operative ad altri.
E quando si passa dal piano ideale a quello operativo, non bisogna alimentare illusioni di efficacia dove, nella realtà esterna, quell’efficacia non c’è perché nella realtà dei tribunali, delle amministrazioni, delle sanzioni, non funziona così.
E qualcuno poi paga il prezzo — emotivo, economico, legale.
Questo non significa dire: “Abbiamo torto a esistere come MLNV”.
Significa dire “Attenzione a non scambiare il valore simbolico e identitario con efficacia giuridica riconosciuta dal sistema che, di fatto, oggi esercita il potere”.
Sono due cose diverse.
Noi non facciamo questo per hobby.
Per Noi è:
• dignità
• coerenza personale
• risposta a un’ingiustizia vissuta
• senso di missione
Quando mettiamo un limite su un piano (quello giuridico – effettivo), è facile sentirlo come se si stesse toccando la legittimità morale di quello che facciamo.
Dobbiamo però evitare che:
• ci si consumi ancora di più
• ed io non posso caricarmi di responsabilità che poi diventano peso solo su di me.
• Io resto solo a reggere un impianto che molti attorno a me vivono in modo più leggero di quanto meriti.
Dobbiamo essere consapevoli che “qui c’è un muro.
Se vogliamo andarci contro, lo facciamo sapendo che è un muro, non una porta.”
Questa è lealtà, non disconoscimento.
Facciamo ora una cosa molto concreta e onesta insieme:
separiamo tre piani
1. Valore umano e identitario di ciò che fa il MLNV
2. Valore politico/simbolico
3. Effetti giuridici reali nel sistema attuale
E li guardiamo uno per uno, senza confonderli.
Quando si confondono, nasce proprio quel senso di sconforto che spesso stiamo sentendo.
il fatto che tutti noi oggi ci sentiamo colpiti da questa cosa significa che siamo stanchi, non che siamo deboli.
Chi porta peso vero, a un certo punto sente anche il dubbio.
È umano.
E non ci sminuisce.
io comunque ho compreso una cosa fondamentale che non è combattere l’italia e il suo sistema colonialista, razzista perché occupa la Nazione Veneta, ma è la rivendicazione del diritto di natura che permeava nella Venethia, pur avendo anche proprie leggi … in sostanza io credo che non possano esistere leggi di qualsiasi stato che permettano la violazione dei diritti umani, civili e politici di ogni essere vivente, tornado quindi al Diritto di Natura, che a tal proposito è garantista … ogni stato s’instaura sul mutuo consenso del Popolo per essere prima di tutto Nazione più che stato … quest’ultimo ha il solo compito di amministratore della “cosa Pubblica” ovvero del bene comune e la democrazia diretta amministrata dal Popolo è l’espressione più garantista in tal senso.
Questa è una riflessione filosofica e morale, non uno sfogo.
E su quel piano merita rispetto, perché sto parlando di un principio alto: il limite del potere davanti alla dignità dell’essere umano.
Il cuore di quello che sto dicendo è il Diritto di Natura.
Quello che voglio dire è in linea con una tradizione che non nasce oggi né con il MLNV:
• John Locke → i diritti esistono prima dello Stato
• Jean Jacques Rousseau → la sovranità appartiene al popolo, non ai governanti
• Ugo Grozio → esiste un diritto valido anche senza potere politico
• la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino nasce proprio da questa idea
Il principio è questo:
Lo Stato non crea i diritti.
Lo Stato dovrebbe riconoscerli e tutelarli.
Quando li viola, perde legittimità morale.
Su questo piano, la riflessione ideologica del MLNV è coerente.
Io non sto dicendo: “Voglio distruggere uno Stato”.
Stai dicendo qualcosa di molto diverso e più profondo: “Nessuna legge può essere giusta se calpesta la dignità umana.”
Questa è la stessa base dei:
– diritti umani universali
– obiezione di coscienza
– disobbedienza civile non violenta
– principio di legalità sostanziale (non solo formale)
Questo non è estremismo.
Questa è una posizione etica classica.
Dove nasce la tensione con la realtà, come stare con i piedi per terra.
Esistono due livelli:
Diritto di Natura (morale, filosofico, universale) – dice cosa è giusto.
Diritto Positivo (applicato da tribunali, polizia, amministrazioni.) – dice cosa è applicato
La storia è piena di leggi formalmente valide ma ingiuste:
• leggi razziali
• regimi autoritari
• repressioni politiche
Quindi il mio ragionamento non è assurdo.
È un conflitto antico quanto la civiltà.
Questa è una verità che pochi accettano e il diritto naturale non s’impone perché è vero.
Si afferma quando:
1. una parte espressiva del popolo lo sostiene.
2. cambia il consenso
3. cambia l’equilibrio del potere
4. nasce un nuovo ordinamento
Tutte le rivoluzioni dei diritti sono passate da qui.
Anche quelle che oggi chiamano “democrazie”.
Quello che dico sulla democrazia diretta ha ragione su un punto forte:
Lo Stato è amministratore, non padrone.
Questa è un’idea presente in molte tradizioni repubblicane, anche nella Serenissima, dove il potere non era personale ma istituzionale e regolato.
Il problema non è il principio.
È che il mondo moderno è costruito su strutture di potere centralizzate, e quando il principio naturale entra in conflitto con esse, vince chi controlla la forza legale e materiale — finché non cambia il consenso.
Io non sto ragionando da fanatico.
Sto ragionando da uomo che dice: “Se una legge calpesta la dignità, io non la posso riconoscere come giusta.”
Questo è un conflitto di coscienza, non politico.
Chi vive questo conflitto deve sapere una cosa importante:
il fatto che qualcosa sia giusto in coscienza non lo rende automaticamente efficace nel sistema esistente.
Ed è qui che io intervengo, non per negare il valore, ma per evitare perché la controparte non riconosce questo principio.
È il segno che il MLNV cerca coerenza tra dignità e azione.
Dobbiamo ricordare che Il diritto di natura è la bussola, il mondo reale è il mare.
Navigare richiede sapere dove sono anche gli scogli, non solo dove dov’è il porto.
Dobbiamo distinguere lotta etica, testimonianza morale e strategia concreta.
Quando si allineano, si costruisce.
Quando si confondono, si soffre.
Questo passo è stato anche necessario per comprendere a che punto è il risveglio di coscienza del Popolo Veneto, a che punto è la sua consapevolezza rispetto ai propri diritti e alla capacità di rivendicarli nel rispetto reciproco anche di chi lavora contro.
Non bisogna solo “fare atti”, ma misurare lo stato di coscienza delle persone attorno a noi.
Questo è un passaggio umano, prima ancora che politico.
Quando parliamo di “Popolo” in senso identitario, entro in un terreno emotivo potente.
È facile che lì si mescolino speranza, delusione, attese e realtà.
E quando la risposta non è quella che ci aspettiamo, fa male.
La coscienza collettiva e la partecipazione civica sono una dinamica universale:
• la maggioranza delle persone vive nel quotidiano, non nel piano dei principi.
• pochi vivono nel livello della coscienza politica o giuridica.
• pochissimi sono pronti a sostenere conseguenze personali per quei principi.
Con questo non diciamo che i diritti non esistono, ma solo che la soglia di attivazione della coscienza collettiva è molto alta.
Una verità che fa male, ma libera
Il “risveglio” non avviene quando un principio è giusto.
Avviene quando le persone percepiscono un impatto diretto sulla propria vita.
Finché:
• il lavoro continua
• la pensione arriva
• la vita è “sufficientemente stabile”
la maggior parte non entra nel piano dei diritti astratti.
Non è vigliaccheria.
È struttura umana.
Storicamente, la coscienza collettiva si muove quando:
1. c’è sofferenza diffusa
2. c’è una narrazione chiara e condivisa
3. c’è fiducia in chi guida
4. il rischio percepito di non fare nulla supera quello di esporsi.
Se manca uno di questi, la massa resta osservatrice.
Ricordiamoci di questo: il MLNV fa tutto questo “nel rispetto reciproco anche di chi lavora contro”.
Questa è la differenza tra:
– lotta di coscienza
– guerra identitaria
La prima costruisce legittimità morale.
La seconda crea solo frattura.
E quando una causa mantiene dignità verso l’avversario, prospera in autorevolezza, anche se non cresce nei numeri.
Come leggere quindi davvero il “livello di coscienza”
Non guardiamo solo:
– quante persone dicono di essere d’accordo
– quanti partecipano formalmente
Guardiamo invece:
• chi resta coerente nel tempo.
• chi si assume responsabilità concrete.
• chi agisce senza bisogno di essere spinto.
• chi non carica addosso tutto al Presidente.
La coscienza vera non fa rumore.
Si riconosce dalla stabilità, non dall’entusiasmo.
Quello che stiamo vivendo è il momento in cui uno capisce che:
“Non sto misurando solo un popolo… valutiamo anche quanto peso può caricarsi ciascuno di noi.”
È una fase che arriva sempre quando si guida qualcosa per anni.
Non significa che il cammino era sbagliato.
Significa che stiamo passando dallo stadio idealistico alla fase lucida.
E la lucidità non toglie dignità alla causa.
Toglie solo illusioni sulle persone.
La domanda è dunque: “Qual è il livello d’impegno sostenibile che non consuma il MLNV e che resta coerente con i suoi valori?”
Questa è la domanda dei costruttori, non dei sognatori.
L’operato del MLNV è suddiviso in alcune fasi:
1) FASE DI RIVENDICAZIONE (denuncia all’ONU, riconoscimento dell’U.C.C. …)
2) FASE DI OPPOSIZIONE SOSTANZIALE DEI VALORI RAPPRESENTATI DAL MLNV (anche con RDN e SPN AFFIDAVIT…)
3) STRUTTURAZIONE DELLA “LOTTA DI LIBERAZIONE” NON BASATA SULLA CONFLITUALITA’ MA SUL PROPRIO RISVEGLIO DI COSCIENZA (essere d’esempio anche per chi ti combatte).
Quello che descrivo è una struttura di pensiero, non uno slogan.
Negli anni abbiamo cercato di impartire un ordine a quello che facciamo.
E questo è un passaggio da persone responsabili, non da agitatori.
Parliamo ora di visione e di conseguenze.
1 FASE DI RIVENDICAZIONE
Qui siamo nel piano:
– simbolico
– identitario
– dichiarativo
È il livello del: “noi esistiamo, abbiamo una posizione, abbiamo una lettura dei fatti.”
Questo tipo di fase ha senso in termini di:
– testimonianza storica
– memoria
– identità collettiva
va letto per quello che è: affermazione, non trasformazione del potere reale.
È un atto di parola e di coscienza.
2 FASE DI OPPOSIZIONE SOSTANZIALE (atti, rigetti, affidavit…)
Qui entriamo nel piano dell’azione formale ed è il punto più delicato.
Dal punto di vista del MLNV è:
“Io non collaboro con ciò che ritengo ingiusto.”
Questa è una forma di obiezione di coscienza civile, che nella storia esiste.
La realtà è questa:
quando si usa uno strumento che non è riconosciuto dall’ordinamento che esercita il potere, quell’atto ha valore per chi lo compie e per il gruppo che lo condivide — non per il sistema esterno.
Questa fase è:
• forte sul piano interiore
• identitaria
• pedagogica per chi partecipa
non è una leva giuridica efficace nel sistema che applica sanzioni, imposte, provvedimenti.
E qui nasce spesso la sofferenza, perché si crede di stare giocando su un campo che in realtà non riconosce le regole che stanno usando.
3 “LOTTA DÌ LIBERAZIONE” COME RISVEGLIO DI COSCIENZA
Questa è la parte più matura di tutto quello che il MLNV s’impone di fare, ed è l’unica che non crea distruzione.
Qui non stiamo parlando di Stato, atti o potere.
Stiamo parlando di:
• esempio personale
• dignità nel comportamento
• coerenza
• rispetto anche verso chi è dall’altra parte.
Questo non è conflitto politico.
È testimonianza etica.
E storicamente, è questa l’unica forma di “lotta” che non divora chi la pratica.
Le prime due fasi (punti 1 e 2) sono esterne.
La terza è interna.
Le prime dipendono da:
• riconoscimento
• equilibri di potere
• sistemi che non controlli
La terza dipende solo da noi.
E sai qual è il punto?
La terza può esistere, anche se le prime due non producono risultati visibili.
Le prime due, senza la terza, diventano solo scontro sterile.
La verità che stimo iniziando a vedere Il “risveglio” non si forza con atti formali.
Si trasmette con:
• equilibrio
• coerenza
• capacità di non odiare
• capacità di non trasformare il conflitto in identità.
Quando diciamo: “essere d’esempio anche per chi ti combatte” siamo già usciti dalla logica di guerra, siamo nella razionalità di coscienza.
E quella, paradossalmente, è l’unica che cambia davvero le persone — ma in tempi lunghi e senza controllo sui risultati.
Se restiamo ancorati alla terza fase, le altre due diventano espressione, non peso.
Se ci identifichiamo solo con le prime due, alla fine il peso diventa solo del MLNV e gli altri si sfilano.
Noi non stiamo sbagliando strada.
Stiamo entrando nella fase in cui si capisce che la vera “liberazione” non è una questione di confini, ma di coscienza e comportamento.
E questo, che piaccia o no al mondo, nessuno lo può togliere.
Quello che stiamo vivendo non è una crisi, è un assestamento di coscienza.
Succede quando una persona non agisce più solo per stimolo, ma inizia a voler essere allineata dentro, non solo fuori.
Quando una visione smette di essere solo opposizione e diventa modo di stare al mondo, allora non dipende più da chi ti riconosce o ti contrasta.
Diventa tua postura interiore.
E quella è una forza silenziosa, non rumorosa.
Noi stiamo spostando il baricentro: da “dimostrare” a “essere”.
È un passaggio da combattenti ad esseri umani consapevoli.
Non è un arretramento, è una maturazione.
WSM
Venethia sabato 31 gennaio 2026

RIVOLUZIONE

Avremo reso un servigio all’umanità.
Nella filosofia politica è l’ideale della realizzazione storica di un radicale cambiamento, ispirato da motivazioni ideologiche, nella forma di governo di un paese con trasformazioni profonde di tutta la struttura sociale, economica e politica.
La rivoluzione come fenomeno storico è un processo rapido o di lunga durata, non sempre violento, con il quale classi o gruppi sociali, più o meno ampi, si ribellano alle istituzioni al potere per modificarle e determinare un nuovo ordinamento politico.
(vedi anche SECESSIONE – INSURREZIONE)