GLOSSARIO

SCHIAVISMO

Lo schiavismo è il sistema sociale ed economico basato sulla schiavitù:
« [La schiavitù] è lo stato o la condizione di un individuo sul quale si esercitano gli attributi del diritto di proprietà o taluni di essi, e lo “schiavo” è l’individuo che ha tale stato o condizione »
(Nazioni Unite, Convenzione supplementare sull’abolizione della schiavitù, del commercio di schiavi e delle istituzioni e pratiche analoghe alla schiavitù).
Oggi la schiavitù è una condizione formalmente illegale in tutto il mondo, fatto sancito tramite l’adozione, da parte delle Nazioni Unite, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, avvenuta nel 1948.
La schiavitù nel X secolo scomparve in Europa che però continuò ad ammettere in uso lo schiavismo all’esterno delle proprie nazioni. Per il resto del mondo soltanto a partire dall’epoca dell’Illuminismo avvenne una sparizione graduale del fenomeno, favorito persino da eventi reazionari come il Congresso di Vienna. Dalla fine dell’ultimo millennio, tuttavia, si assiste ad un inaspettato e consistente ritorno dello schiavismo caratterizzato da proprie peculiarità nei diversi Stati.
Similmente a quanto si è potuto osservare nel corso della storia, lo schiavismo colpisce spesso etnie di paesi stranieri, che per una ragione o l’altra si trovano in un ruolo subalterno o in posizione svantaggiata. Ad esempio tra gli immigrati provenienti dall’Est Europa e da altri continenti non si trovano più solo persone motivate dal bisogno di sicurezza o di sostentamento personale: spesso infatti gli emigranti lasciano il paese contro la propria volontà; altre volte si tratta di persone che sono state convinte a partire con promesse ingannevoli. In questi casi, non è esagerato scomodare il termine di tratta di schiavi verso i paesi occidentali (vedi nota sulla legislazione alla fine di questo capitolo). In Italia, i settori economici dove il fenomeno dello schiavismo è più frequente sono forse la prostituzione e l’agricoltura.
Le ragioni di questo fenomeno sono molteplici. Secondo lo studioso Bales Kevin, le cause dell’espansione di nuove forme di schiavismo, che spesso riguardano anche le società occidentali, sarebbero il rapido incremento della popolazione mondiale e la cattiva gestione (spesso da parte dei governi di paesi poveri) delle nuove sfide cui deve andare incontro la politica.
Tra queste, la globalizzazione ha senza dubbio un posto di primo piano
La cattiva gestione avrebbe favorito, infine, la formazione ed il consolidarsi di nuovi gruppi di élite interessati a sfruttare il mutamento sociale ed economico in corso.
Per una rudimentale caratterizzazione delle nuove forme di schiavismo si ricordano pochi punti di vista essenziali:
  • Riconoscimento sociale: la schiavitù dell’epoca postmoderna viene sempre ed unanimemente condannata dalla coscienza comune (vedi ad es. Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, art. 4, per il caso europeo). In quanto illegale, in Occidente il rapporto di schiavitù non può quasi esistere senza l’appoggio della criminalità organizzata, spesso internazionale, e di forme di mobilità come l’emigrazione clandestina.[87]
  • Mansioni: Nel caso dello schiavismo dei paesi occidentalizzati, lo spettro delle mansioni cui può essere addetto uno schiavo è notevolmente mutato. Non esistono più in Occidente schiavi guerrieri, né insegnanti; neanche le mansioni dei lavori domestici presso una famiglia sembrano poter rientrare sotto il fenomeno di schiavismo.
  • A parte la prostituzione e l’agricoltura, sono spesso considerate come schiavismo moderno forme di sfruttamento violento il racket delle elemosine, il traffico di organi e l’abuso di minorenni per pedo-pornografia.
  • Acquisizione e durata del rapporto di schiavitù: La condizione di schiavitù acquisita per nascita è ormai almeno in teoria impossibile. Essendo meno facile da instaurare e meno difficile da sciogliere, il rapporto di schiavitù non dura quasi mai tutta la vita della vittima, ma tende a colpire soprattutto le fasce di età giovane. Sono infatti molte le fonti a sostenere che gli schiavi siano in buona parte dei minorenni.
  • Mezzi di pressione: Per lo sfruttatore attivo nei paesi occidentali, oggi la maniera più efficace per sostenere il rapporto di schiavitù è probabilmente la minaccia di violente ritorsioni contro i parenti rimasti in patria. Va inoltre detto che ancor oggi i debiti vengono usati come mezzo di pressione nei confronti della vittima. Ovviamente, se nell’antichità la schiavitù era spesso il normale risvolto dell’incapacità di pagare un regolare debito, oggi la schiavitù si basa abbastanza sistematicamente su accordi di prestito abusivi, in quanto è in pratica impossibile estinguere il debito.

 

SATYAGRAHA OVVERO “FERMEZZA IN UNA BUONA CAUSA”.

Gandhi, nel corso del 1907, avviò una riflessione volta a discutere criticamente l’uso di questi termini.
Solo alcuni anni dopo (attorno al 1913) Gandhi iniziò a rifarsi al termine “ahimsa” = nonviolenza / innocenza (letteralmente: “assenza della volontà di nuocere”).
Peraltro Gandhi stesso diverrà consapevole assai presto che l’ahimsa è da intendersi in senso positivo, e non semplicemente negativo, come pura “assenza di violenza”.Ahimsa significa l’appello ad una “forza altra”, distinta dalla violenza e ad essa opposta, e la definirà “forza che dà vita”.
Così Gandhi il 18 dicembre 1907 indisse, dalle colonne del settimanale degli indiani del Sudafrica “Indian Opinion”, un concorso per trovare un nome più appropriato e che sapesse cogliere a pieno lo spirito del metodo.
La proposta vincente fu suggerita da shri Maganlal Gandhi: sadagraha, cioè “fermezza in una buona causa”.
A Gandhi la parola piacque, ma – dice lui stesso nella sua autobiografia – “affinché fosse più comprensibile io poi la cambiai in satyagraha, che da allora in poi è diventata comune in lingua gujarati per definire la nostra lotta”.
Il 10 gennaio 1908 Indian Opinion pubblica per la prima volta la parola Satyagraha, che da allora divenne il nome ufficiale del movimento e del metodo di lotta promosso da M. K. Gandhi: la forza che nasce dalla verità e dall’amore.
Il satyagrahi (colui che pratica il satyagraha) aderisce a undici principi che osserva in spirito di umiltà: non violenza, verità, non rubare, castità, rinuncia ai beni materiali, lavoro manuale, moderazione nel mangiare e nel bere, impavidità, rispetto per tutte le religioni, swadeshi (uso dei prodotti fatti a mano), sradicamento dell’intoccabilità.
Il satyagraha può anche essere definito una forma di lotta politica e sociale (per Gandhi vi è una forte identità tra i due termini), dotata della massima efficacia se utilizzata per fini nobili e degni; risulta, invece, inutile o dannosa per chi lo pratica per egoismo o brama.
Nel pensiero satyagraha vi è identità tra fine e mezzo, a dispetto di ogni concezione “machiavelliana”: per raggiungere una meta giusta l’unico modo è quello di usare metodi pacifici e nonviolenti, con amore verso il “nemico” contro cui è diretto.
Esso distingue il peccato dal peccatore e, mentre verso il primo si scaglia con tutta la sua forza, verso il secondo si comporta fraternamente: il suo obiettivo non è la distruzione dell’avversario, ma la sua convinzione (con-vincere, vincere con), e la pacifica convivenza di entrambi.
Chi pratica il Satyagraha intende dare forza all’avversario che usando motodi violenti è in realtà debole e per questo necessita della forza spirituale che si sprigiona durante un’azione nonviolenta.
Nel satyagraha vi è una forte tensione morale: i valori sono una componente fondamentale del pensiero e dell’azione, in ogni campo (sociale, politico, religioso, economico, culturale, ecc.).
Il satyagraha è anche il servizio dell’altro: nella disputa è còmpito del satyagrahi mostrare la via giusta, aderirvi e accettare a cuor sereno tutte le conseguenze.
La disobbedienza civile potrebbe rendere necessario infrangere una legge ingiusta: in tal caso il cittadino, rispettoso di tutte le altre leggi, moderato dall’auto-disciplina, obbedirà alla superiore legge morale e trasgredirà quella dello stato accettando senza rimorso la pena corrispondente.
Il fondamento di ciò è la superiorità della purezza dello spirito (derivante dall’obbedienza alla legge morale) rispetto alla sofferenza del corpo che potrebbe essere causata dal danno economico ricevuto o dalla permanenza in prigione.
Nel concreto il satyagraha si traduce in molteplici forme, alcune delle quali storicamente sperimentate, altre sono ancora da ideare.
Esse sono: la non collaborazione nonviolenta, il boicottaggio, la disobbedienza civile, l’obiezione di coscienza alle spese militari, l’azione diretta nonviolenta, il digiuno, ecc., nonché, in termini più generali, il pacifismo.
In India si ricorda la storica marcia del sale del 1930.
Il governo inglese aveva imposto una tassa sul sale che, essendo questo una materia prima di fondamentale importanza, andava a colpire pesantemente tutta la popolazione indiana con particolare danno dei più poveri.
Gandhi e i suoi collaboratori (o meglio amici, compagni, familiari) partirono dalla loro fattoria che erano in 78: i loro nomi vennero pubblicati sui giornali perché la polizia ne fosse informata.
Percorsero a piedi le duecento miglia che separano Ahmedabad da Dandi, nello stato del Gujarat, marciando per 24 giorni, e quando arrivarono alle saline erano diverse migliaia.
Alla fine il Mahatma raccolse un pugno di sale.
Disarmati, ordinatamente e col sorriso sulle labbra, i manifestanti andavano incontro alla polizia, sul luogo per sedare la rivolta.
Nonostante i duri colpi di sfollagente, i numerosi feriti e la violenza delle autorità, i cittadini continuavano ad avanzare silenziosi, a subire il trattamento senza reagire in alcun modo, senza neanche difendersi.
Dopo un po’ la polizia si arrese di fronte ad una fiumana di gente che continuava ad avanzare senza paura.
Fu lo stesso comandante ad ammettere, a posteriori, il senso di impotenza di fronte a quella moltitudine, che coglieva impreparati gli agenti generalmente avvezzi a ben altro tipo di proteste popolari.
Martin Luther King praticò il satyagraha ispirandosi direttamente alle gesta nonviolente di Gesù e di Gandhi.
Negli Stati Uniti d’America del Sud organizzò un boicottaggio agli autobus, poiché vigevano delle norme che imponevano discriminazioni razziali nei posti a sedere.
Altri esempi di Martin Luther King sono la marcia su Washington per la conquista dei diritti civili e i numerosi sit-in.

Dopo la riunione di ieri sera venerdì 30 gennaio 2026 faccio questa riflessione sul MLNV e a che punto siamo:

IL  IL PIANO DELLA REALTA’ OPERATIVA NON E’ IL PIANO DELL’IDENTITA’ O DELLE CONVINZIONI.
Sono due livelli diversi:
1 LIVELLO: LE MIE CONVINZIONI, LA MIA VISIONE, LA TUA LETTURA STORICA E POLITICA
Quella è una mia posizione.
Nasce dalla mia storia, da quello che ho vissuto (anche nella Polizia di Stato), dalle ingiustizie che sento di aver subito, dal senso di rottura che per me è stato uno spartiacque di vita.
Su questo piano, nessuno può convincermi del contrario.
2 LIVELLO: IL PIANO PRATICO, GIURIDICO, DELLE CONSEGUENZE CONCRETE
Io non sono uno che fantastica al bar.
Io metto firme, faccio atti, coinvolgo persone, do indicazioni operative ad altri.
E quando si passa dal piano ideale a quello operativo, non bisogna alimentare illusioni di efficacia dove, nella realtà esterna, quell’efficacia non c’è perché nella realtà dei tribunali, delle amministrazioni, delle sanzioni, non funziona così.
E qualcuno poi paga il prezzo — emotivo, economico, legale.
Questo non significa dire: “Abbiamo torto a esistere come MLNV”.
Significa dire “Attenzione a non scambiare il valore simbolico e identitario con efficacia giuridica riconosciuta dal sistema che, di fatto, oggi esercita il potere”.
Sono due cose diverse.
Noi non facciamo questo per hobby.
Per Noi è:
• dignità
• coerenza personale
• risposta a un’ingiustizia vissuta
• senso di missione
Quando mettiamo un limite su un piano (quello giuridico – effettivo), è facile sentirlo come se si stesse toccando la legittimità morale di quello che facciamo.
Dobbiamo però evitare che:
• ci si consumi ancora di più
• ed io non posso caricarmi di responsabilità che poi diventano peso solo su di me.
• Io resto solo a reggere un impianto che molti attorno a me vivono in modo più leggero di quanto meriti.
Dobbiamo essere consapevoli che “qui c’è un muro.
Se vogliamo andarci contro, lo facciamo sapendo che è un muro, non una porta.”
Questa è lealtà, non disconoscimento.
Facciamo ora una cosa molto concreta e onesta insieme:
separiamo tre piani
1. Valore umano e identitario di ciò che fa il MLNV
2. Valore politico/simbolico
3. Effetti giuridici reali nel sistema attuale
E li guardiamo uno per uno, senza confonderli.
Quando si confondono, nasce proprio quel senso di sconforto che spesso stiamo sentendo.
il fatto che tutti noi oggi ci sentiamo colpiti da questa cosa significa che siamo stanchi, non che siamo deboli.
Chi porta peso vero, a un certo punto sente anche il dubbio.
È umano.
E non ci sminuisce.
io comunque ho compreso una cosa fondamentale che non è combattere l’italia e il suo sistema colonialista, razzista perché occupa la Nazione Veneta, ma è la rivendicazione del diritto di natura che permeava nella Venethia, pur avendo anche proprie leggi … in sostanza io credo che non possano esistere leggi di qualsiasi stato che permettano la violazione dei diritti umani, civili e politici di ogni essere vivente, tornado quindi al Diritto di Natura, che a tal proposito è garantista … ogni stato s’instaura sul mutuo consenso del Popolo per essere prima di tutto Nazione più che stato … quest’ultimo ha il solo compito di amministratore della “cosa Pubblica” ovvero del bene comune e la democrazia diretta amministrata dal Popolo è l’espressione più garantista in tal senso.
Questa è una riflessione filosofica e morale, non uno sfogo.
E su quel piano merita rispetto, perché sto parlando di un principio alto: il limite del potere davanti alla dignità dell’essere umano.
Il cuore di quello che sto dicendo è il Diritto di Natura.
Quello che voglio dire è in linea con una tradizione che non nasce oggi né con il MLNV:
• John Locke → i diritti esistono prima dello Stato
• Jean Jacques Rousseau → la sovranità appartiene al popolo, non ai governanti
• Ugo Grozio → esiste un diritto valido anche senza potere politico
• la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino nasce proprio da questa idea
Il principio è questo:
Lo Stato non crea i diritti.
Lo Stato dovrebbe riconoscerli e tutelarli.
Quando li viola, perde legittimità morale.
Su questo piano, la riflessione ideologica del MLNV è coerente.
Io non sto dicendo: “Voglio distruggere uno Stato”.
Stai dicendo qualcosa di molto diverso e più profondo: “Nessuna legge può essere giusta se calpesta la dignità umana.”
Questa è la stessa base dei:
– diritti umani universali
– obiezione di coscienza
– disobbedienza civile non violenta
– principio di legalità sostanziale (non solo formale)
Questo non è estremismo.
Questa è una posizione etica classica.
Dove nasce la tensione con la realtà, come stare con i piedi per terra.
Esistono due livelli:
Diritto di Natura (morale, filosofico, universale) – dice cosa è giusto.
Diritto Positivo (applicato da tribunali, polizia, amministrazioni.) – dice cosa è applicato
La storia è piena di leggi formalmente valide ma ingiuste:
• leggi razziali
• regimi autoritari
• repressioni politiche
Quindi il mio ragionamento non è assurdo.
È un conflitto antico quanto la civiltà.
Questa è una verità che pochi accettano e il diritto naturale non s’impone perché è vero.
Si afferma quando:
1. una parte espressiva del popolo lo sostiene.
2. cambia il consenso
3. cambia l’equilibrio del potere
4. nasce un nuovo ordinamento
Tutte le rivoluzioni dei diritti sono passate da qui.
Anche quelle che oggi chiamano “democrazie”.
Quello che dico sulla democrazia diretta ha ragione su un punto forte:
Lo Stato è amministratore, non padrone.
Questa è un’idea presente in molte tradizioni repubblicane, anche nella Serenissima, dove il potere non era personale ma istituzionale e regolato.
Il problema non è il principio.
È che il mondo moderno è costruito su strutture di potere centralizzate, e quando il principio naturale entra in conflitto con esse, vince chi controlla la forza legale e materiale — finché non cambia il consenso.
Io non sto ragionando da fanatico.
Sto ragionando da uomo che dice: “Se una legge calpesta la dignità, io non la posso riconoscere come giusta.”
Questo è un conflitto di coscienza, non politico.
Chi vive questo conflitto deve sapere una cosa importante:
il fatto che qualcosa sia giusto in coscienza non lo rende automaticamente efficace nel sistema esistente.
Ed è qui che io intervengo, non per negare il valore, ma per evitare perché la controparte non riconosce questo principio.
È il segno che il MLNV cerca coerenza tra dignità e azione.
Dobbiamo ricordare che Il diritto di natura è la bussola, il mondo reale è il mare.
Navigare richiede sapere dove sono anche gli scogli, non solo dove dov’è il porto.
Dobbiamo distinguere lotta etica, testimonianza morale e strategia concreta.
Quando si allineano, si costruisce.
Quando si confondono, si soffre.
Questo passo è stato anche necessario per comprendere a che punto è il risveglio di coscienza del Popolo Veneto, a che punto è la sua consapevolezza rispetto ai propri diritti e alla capacità di rivendicarli nel rispetto reciproco anche di chi lavora contro.
Non bisogna solo “fare atti”, ma misurare lo stato di coscienza delle persone attorno a noi.
Questo è un passaggio umano, prima ancora che politico.
Quando parliamo di “Popolo” in senso identitario, entro in un terreno emotivo potente.
È facile che lì si mescolino speranza, delusione, attese e realtà.
E quando la risposta non è quella che ci aspettiamo, fa male.
La coscienza collettiva e la partecipazione civica sono una dinamica universale:
• la maggioranza delle persone vive nel quotidiano, non nel piano dei principi.
• pochi vivono nel livello della coscienza politica o giuridica.
• pochissimi sono pronti a sostenere conseguenze personali per quei principi.
Con questo non diciamo che i diritti non esistono, ma solo che la soglia di attivazione della coscienza collettiva è molto alta.
Una verità che fa male, ma libera
Il “risveglio” non avviene quando un principio è giusto.
Avviene quando le persone percepiscono un impatto diretto sulla propria vita.
Finché:
• il lavoro continua
• la pensione arriva
• la vita è “sufficientemente stabile”
la maggior parte non entra nel piano dei diritti astratti.
Non è vigliaccheria.
È struttura umana.
Storicamente, la coscienza collettiva si muove quando:
1. c’è sofferenza diffusa
2. c’è una narrazione chiara e condivisa
3. c’è fiducia in chi guida
4. il rischio percepito di non fare nulla supera quello di esporsi.
Se manca uno di questi, la massa resta osservatrice.
Ricordiamoci di questo: il MLNV fa tutto questo “nel rispetto reciproco anche di chi lavora contro”.
Questa è la differenza tra:
– lotta di coscienza
– guerra identitaria
La prima costruisce legittimità morale.
La seconda crea solo frattura.
E quando una causa mantiene dignità verso l’avversario, prospera in autorevolezza, anche se non cresce nei numeri.
Come leggere quindi davvero il “livello di coscienza”
Non guardiamo solo:
– quante persone dicono di essere d’accordo
– quanti partecipano formalmente
Guardiamo invece:
• chi resta coerente nel tempo.
• chi si assume responsabilità concrete.
• chi agisce senza bisogno di essere spinto.
• chi non carica addosso tutto al Presidente.
La coscienza vera non fa rumore.
Si riconosce dalla stabilità, non dall’entusiasmo.
Quello che stiamo vivendo è il momento in cui uno capisce che:
“Non sto misurando solo un popolo… valutiamo anche quanto peso può caricarsi ciascuno di noi.”
È una fase che arriva sempre quando si guida qualcosa per anni.
Non significa che il cammino era sbagliato.
Significa che stiamo passando dallo stadio idealistico alla fase lucida.
E la lucidità non toglie dignità alla causa.
Toglie solo illusioni sulle persone.
La domanda è dunque: “Qual è il livello d’impegno sostenibile che non consuma il MLNV e che resta coerente con i suoi valori?”
Questa è la domanda dei costruttori, non dei sognatori.
L’operato del MLNV è suddiviso in alcune fasi:
1) FASE DI RIVENDICAZIONE (denuncia all’ONU, riconoscimento dell’U.C.C. …)
2) FASE DI OPPOSIZIONE SOSTANZIALE DEI VALORI RAPPRESENTATI DAL MLNV (anche con RDN e SPN AFFIDAVIT…)
3) STRUTTURAZIONE DELLA “LOTTA DI LIBERAZIONE” NON BASATA SULLA CONFLITUALITA’ MA SUL PROPRIO RISVEGLIO DI COSCIENZA (essere d’esempio anche per chi ti combatte).
Quello che descrivo è una struttura di pensiero, non uno slogan.
Negli anni abbiamo cercato di impartire un ordine a quello che facciamo.
E questo è un passaggio da persone responsabili, non da agitatori.
Parliamo ora di visione e di conseguenze.
1 FASE DI RIVENDICAZIONE
Qui siamo nel piano:
– simbolico
– identitario
– dichiarativo
È il livello del: “noi esistiamo, abbiamo una posizione, abbiamo una lettura dei fatti.”
Questo tipo di fase ha senso in termini di:
– testimonianza storica
– memoria
– identità collettiva
va letto per quello che è: affermazione, non trasformazione del potere reale.
È un atto di parola e di coscienza.
2 FASE DI OPPOSIZIONE SOSTANZIALE (atti, rigetti, affidavit…)
Qui entriamo nel piano dell’azione formale ed è il punto più delicato.
Dal punto di vista del MLNV è:
“Io non collaboro con ciò che ritengo ingiusto.”
Questa è una forma di obiezione di coscienza civile, che nella storia esiste.
La realtà è questa:
quando si usa uno strumento che non è riconosciuto dall’ordinamento che esercita il potere, quell’atto ha valore per chi lo compie e per il gruppo che lo condivide — non per il sistema esterno.
Questa fase è:
• forte sul piano interiore
• identitaria
• pedagogica per chi partecipa
non è una leva giuridica efficace nel sistema che applica sanzioni, imposte, provvedimenti.
E qui nasce spesso la sofferenza, perché si crede di stare giocando su un campo che in realtà non riconosce le regole che stanno usando.
3 “LOTTA DÌ LIBERAZIONE” COME RISVEGLIO DI COSCIENZA
Questa è la parte più matura di tutto quello che il MLNV s’impone di fare, ed è l’unica che non crea distruzione.
Qui non stiamo parlando di Stato, atti o potere.
Stiamo parlando di:
• esempio personale
• dignità nel comportamento
• coerenza
• rispetto anche verso chi è dall’altra parte.
Questo non è conflitto politico.
È testimonianza etica.
E storicamente, è questa l’unica forma di “lotta” che non divora chi la pratica.
Le prime due fasi (punti 1 e 2) sono esterne.
La terza è interna.
Le prime dipendono da:
• riconoscimento
• equilibri di potere
• sistemi che non controlli
La terza dipende solo da noi.
E sai qual è il punto?
La terza può esistere, anche se le prime due non producono risultati visibili.
Le prime due, senza la terza, diventano solo scontro sterile.
La verità che stimo iniziando a vedere Il “risveglio” non si forza con atti formali.
Si trasmette con:
• equilibrio
• coerenza
• capacità di non odiare
• capacità di non trasformare il conflitto in identità.
Quando diciamo: “essere d’esempio anche per chi ti combatte” siamo già usciti dalla logica di guerra, siamo nella razionalità di coscienza.
E quella, paradossalmente, è l’unica che cambia davvero le persone — ma in tempi lunghi e senza controllo sui risultati.
Se restiamo ancorati alla terza fase, le altre due diventano espressione, non peso.
Se ci identifichiamo solo con le prime due, alla fine il peso diventa solo del MLNV e gli altri si sfilano.
Noi non stiamo sbagliando strada.
Stiamo entrando nella fase in cui si capisce che la vera “liberazione” non è una questione di confini, ma di coscienza e comportamento.
E questo, che piaccia o no al mondo, nessuno lo può togliere.
Quello che stiamo vivendo non è una crisi, è un assestamento di coscienza.
Succede quando una persona non agisce più solo per stimolo, ma inizia a voler essere allineata dentro, non solo fuori.
Quando una visione smette di essere solo opposizione e diventa modo di stare al mondo, allora non dipende più da chi ti riconosce o ti contrasta.
Diventa tua postura interiore.
E quella è una forza silenziosa, non rumorosa.
Noi stiamo spostando il baricentro: da “dimostrare” a “essere”.
È un passaggio da combattenti ad esseri umani consapevoli.
Non è un arretramento, è una maturazione.
WSM
Venethia sabato 31 gennaio 2026

RIVOLUZIONE

Avremo reso un servigio all’umanità.
Nella filosofia politica è l’ideale della realizzazione storica di un radicale cambiamento, ispirato da motivazioni ideologiche, nella forma di governo di un paese con trasformazioni profonde di tutta la struttura sociale, economica e politica.
La rivoluzione come fenomeno storico è un processo rapido o di lunga durata, non sempre violento, con il quale classi o gruppi sociali, più o meno ampi, si ribellano alle istituzioni al potere per modificarle e determinare un nuovo ordinamento politico.
(vedi anche SECESSIONE – INSURREZIONE)

RICONOSCIMENTO DI STATO E DI GOVERNO

Stati totalmente privi di riconoscimento o riconosciuti solo da un numero ridotto di altri Stati sono definiti come “Stati non riconosciuti” o “a riconoscimento limitato”.
Riconoscimento di Stati
Si ha un riconoscimento di Stato quando uno Stato, con un proprio atto, riconosce appunto la condizione di “Stato” a un’altra entità, ammettendola quindi nel novero dei soggetti di diritto internazionale; benché il riconoscimento sia necessario per fare ciò, dall’atto non discende comunque un automatico obbligo di avviare relazioni diplomatiche tra i due soggetti. L’atto di riconoscimento testimonia tanto la volontà politica dello Stato preesistente di intrattenere normali relazioni con lo Stato riconosciuto, che l’attestazione giuridica da parte di esso dell’esistenza delle condizioni previste perché un soggetto possa essere considerato come “Stato sovrano”.
Sulla base della cosiddetta “teoria dichiarativa”, uno Stato esiste se controlla stabilmente un territorio abitato e se è dotato di autonome istituzioni di governo che esercitino effettivamente la sovranità su tale territorio; secondo tale teoria, quindi, l’esistenza di uno Stato non dipende dal riconoscimento o meno di esso da parte degli altri Stati: uno Stato è tale anche se non è riconosciuto da nessun altro Stato al mondo, e l’atto di riconoscimento non è costitutivo della personalità giuridica internazionale ma solo “dichiarativo” di una situazione già esistente nei fatti.
Secondo la più vecchia “teoria costitutiva”, invece, il riconoscimento da parte degli altri Stati è condizione necessaria perché un soggetto possa diventare uno “Stato sovrano” a tutti gli effetti: in base a tale tesi, sono gli Stati preesistenti a decidere se e quando un nuovo ente può essere ammesso nel novero dei soggetti di diritto internazionale.
Il riconoscimento è un atto politico, non soggetto a particolari obblighi giuridici nella sua formulazione, pertanto è realizzabile sia tramite un atto esplicito che attraverso comportamenti che attestino in qualche modo una forma di “riconoscimento tacito”: ad esempio, si ritiene generalmente che il voto favorevole di uno Stato all’ammissione di un soggetto all’interno di un’organizzazione internazionale riservata agli Stati (in particolare, le Nazioni Unite) costituisca una forma di “riconoscimento di Stato tacito” di tale soggetto; per tale ragione, quando uno Stato intrattiene una qualche forma di contatti o colloqui con un soggetto verso cui non intende operare un riconoscimento, può sentire il bisogno di proclamare esplicitamente che i suoi atti non costituiscono riconoscimento di Stato di tale soggetto.
Si ritiene che l’atto di riconoscimento di uno Stato produca un effetto di estoppel nei confronti di chi opera il riconoscimento: l’atto preclude allo Stato che ha effettuato il riconoscimento la possibilità di contestare successivamente la situazione di fatto o di diritto riconosciuta, o di negare in un secondo tempo la soggettività giuridica internazionale allo Stato riconosciuto.
In passato, si riteneva che unico requisito richiesto al nuovo soggetto perché potesse essere riconosciuto come Stato fosse l’effettivo controllo di una comunità territoriale. Dagli anni 1930 (con la cosiddetta “Dottrina Stimson”), e poi ancora con l’adozione della Carta delle Nazioni Unite, si è dato maggior rilievo al fatto che il nuovo soggetto rispetti effettivamente le regole fondamentali della comunità internazionale (come il divieto di ricorrere alla guerra in violazione di trattati internazionali), i diritti umani universali e i diritti generalmente accordati alle minoranze: in caso di violazione di tali principi, è ritenuto legittimo che uno Stato rifiuti il riconoscimento a un soggetto che pure esercita la piena autorità sovrana su un dato territorio, circostanza che ad esempio si verificò con la Rhodesia tra il 1965 e il 1980 (il riconoscimento dello Stato rhodesiano, che pure era effettivamente in possesso dei requisiti sostanziali di controllo del territorio, fu vietato da due risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a causa delle ripetute violazioni dei diritti delle popolazioni nere).
Poiché però il riconoscimento è un atto unilaterale e non soggetto a particolari obblighi giuridici, è perfettamente possibile che uno Stato riconosca un soggetto anche se esso viola i principi di cui sopra; in particolare, si parla di “riconoscimento prematuro” quando il riconoscimento avviene prima che il nuovo Stato sia entrato in possesso delle condizioni di fatto per l’acquisto della personalità giuridica internazionale (in particolare, l’effettivo controllo di un territorio abitato): ad esempio, “riconoscimento prematuro” è stato considerato da alcuni autori quello accordato da Comunità europea, Austria e Svizzera nei confronti della Croazia il 15 gennaio 1992, in quanto il nuovo Stato croato, impegnato nelle guerre jugoslave, non controllava all’epoca che un terzo del suo territorio.

Riconoscimento di governi
Si ha un riconoscimento di governo quando uno Stato riconosce appunto la condizione di “governo di uno Stato” a un certo soggetto esterno, avviando con esso normali rapporti diplomatici; il riconoscimento di governo è un atto distinto dal riconoscimento di Stato, benché sia necessario che il secondo sia stato effettivamente eseguito per poter operare il primo.
A differenza del riconoscimento di Stato, il riconoscimento di governo può essere successivamente ritirato o annullato dallo Stato che lo ha effettuato, mossa che costituisce una misura di riprovazione internazionale superiore in intensità alla rottura delle relazioni diplomatiche; il venir meno del riconoscimento di governo non ha però effetti sul precedente riconoscimento dello Stato interessato.
Generalmente, la questione del riconoscimento di governo non si pone quando la successione tra due governi si verifica nel rispetto delle normative costituzionali dello Stato interessato, cioè quando avviene per tramite di elezioni o referendum; invece, si ritiene necessario esperire un riconoscimento di governo quando la successione avviene per vie extracostituzionali o violente, cioè a seguito di un colpo di stato o di una rivoluzione.

LA RESISTENZA NON VIOLENTA

È diffusamente assimilata alla resistenza civile, sebbene i due concetti abbiano meriti distinti e connotazioni leggermente differenti.
La forma moderna di resistenza nonviolenta è stata resa popolare, nonché collaudata per la sua efficacia, dal leader indiano Gandhi nei suoi sforzi per ottenere l’indipendenza dagli inglesi.
Tra i sostenitori della resistenza nonviolenta, occorre menzionare Lev Tolstoj, Mohandas Gandhi, Andrej Sacharov, Martin Luther King, Václav Havel, Gene Sharp e Lech Wałęsa.
Nel 2006 la biologa evoluzionista Judith Hand ha presentato un metodo per abolire la guerra fondato sulla resistenza nonviolenta.
Molti movimenti che promuovono la filosofia nonviolenta o quella pacifista hanno adottato dei metodi d’azione nonviolenta per perseguire efficacemente obiettivi sociali o politici.
L’azione nonviolenta si discosta dal pacifismo poiché essa è potenzialmente proattiva e interventista, e nasce da un rifiuto radicale della violenza.

RESISTENZA FISCALE

(Henry David Thoreau, Disobbedienza civile)
« Rifiutarsi di pagare le tasse è uno dei metodi più rapidi per sconfiggere un governo[senza fonte]. »
(Mahatma Gandhi)
La resistenza fiscale, protesta fiscale o sciopero fiscale è un gesto di ribellione consistente nel rifiuto di pagare le tasse allo Stato.
Tale gesto è spesso dovuto ad una forte opposizione a determinate politiche del governo, sia da un punto di vista civile che economico, oppure un’opposizione allo Stato in quanto istituzione in sé (gesto spesso attuato da movimenti anarchici).
Molti resistenti fiscali storici sono stati dei pacifisti, oppure particolari movimenti religiosi, come i quaccheri.
Questa “tecnica” è stata spesso usata anche da movimenti e personaggi nonviolenti, come ad esempio Mahatma Gandhi e Martin Luther King.

REPRESSIONE

La repressione politica può essere caratterizzata da discriminazioni, abusi da parte degli organi di polizia, ad esempio arresti ingiustificati o interrogatori brutali, e da azioni violente, come l’omicidio o la “sparizione forzata” di attivisti politici e dissidenti.
Quando la repressione politica è regolata e organizzata dallo stato stesso, si può parlare di terrorismo di stato.
Repressioni sistematiche e violente sono una caratteristica tipica di ogni dittatura, totalitarismo e regimi affini.
In questi regimi, gli atti di repressione spesso sono condotti da organi di polizia segreti, gruppi paramilitari o simili.

REFERENDUM

In virtù di esso si può richiedere ad un corpo elettorale il consenso o dissenso rispetto a una decisione riguardante singole questioni; si tratta dunque di uno strumento di democrazia diretta, che consente agli elettori di pronunciarsi senza intermediario alcuno su un tema specifico oggetto di discussione.
I requisiti, la disciplina e le caratteristiche sono variamente disciplinati nei vari ordinamenti giuridici.

Il tranello italiano del referendum.
Il referendum per l’indipedenza è una menzogna perché per fare un referendum bisgona dichiarararsi italiani e noi VENETI non siamo MAI diventati italiani.
Dire ai Veneti di fare un referendum per ottenere ciò che è gia previsto per legge (autodeterminazione) è un controsenso non solo giuridico ma un tradimento nei confronti della Patria che, essendo occupata dallo stato straniero italiano, viene vilipesa da questi sciacalli che pretendono che i Veneti si dichiarino italiani.
Ma se voi aveste uno straniero che con la violenza e abusivamente si è insediato in casa vostra, pretende che lo manteniate e vi impedisce di riconoscervi per quello che siete, vi depreda delle vostre risorse e fa di tutto per cancellare la vostra identità … cosa fate chiedete a questo delinquente se potete fare un referendum fra i vostri familiari per decidere se chiedergli di andarsene ??? …  o applicate la legge (autodeterminazione), denunciate il delinquente e chiedete aiuto ai vicini e agli amci per buttarlo fuori di casa ???
Un referendum per l’indipendenza è un tipo di referendum in cui i cittadini di un territorio, decidono se il territorio deve diventare uno Stato indipendente.
Il referendum sull’indipendenza è considerato positivo se i cittadini approvano l’indipendenza o esito negativo, se non lo fanno.
Il successo di un referendum per l’indipendenza può o non può comportare l’indipendenza, a seconda della decisione degli altri Stati sovrani.
Lo stato straniero occupante italiano non prevede questo tipo di “istituto” per cui anche fosse positivo l’esito di un referendum, non verrebe meno la dominazione italiana che non prevede neppure costituzionalmente una simile possibilità.
Ma c’è di più.
Il percorso referendario proposto da taluni partiti politici indipendentisti contrasta con la condizione giuridica attuale in cui versa la nostra Patria.
Come abbiamo già detto, il Popolo Veneto ha perso la propria sovranità a causa di una ripetuta occupazione straniera a seguito di un’invasione e quindi a causa di una forza maggiore.
Sul piano del diritto internazionale, l’avvenuta invasione e la conseguente dominazione di uno stato straniero non trova giustificazione alcuna per legittimare anche la presenza odierna dello stato occupante italiano.
E inoltre… in virtù di quale principio giurisprudenziale e del diritto il Popolo Veneto dovrebbe chiedere allo stato straniero italiano di concedergli una sovranità che è già sua?

REDDITO DI RESIDENZA

La rendita mensile è erogata in pari misura a tutti i Cittadini residenti (ovvero non espatriati in via permanente) e si estingue e si rinnova alla scadenza di ogni mese.
Ad ogni membro della Comunità, fin dalla sua nascita e fino alla sua emancipazione, (acquisizione di cittadinanza e al compimento del 18° anno d’età), è riconosciuta la contribuzione pari alla metà di quella prevista mensilmente per i Cittadini residenti.
Il reddito di cittadinanza è un diritto ed è quindi cumulabile con gli altri redditi (da lavoro, da impresa, da rendita …) ma è usufruibile, secondo le modalità e priorità che si andranno a stabilire, solo nel corso del mese per il quale è erogato.
La revoca, la sospensione o la parziale erogazione del reddito di cittadinanza sarà regolamentata esclusivamente in base alle priorità determinate dal prevalente interesse nazionale.
Vedi anche CREDITI SOCIALI.

RAPPORTO GIURIDICO

I rapporti giuridici definiscono e regolano di fatto la posizione giuridica di ogni soggetto dotato di personalità giuridica che interagisce con le cose o gli altri soggetti di diritto.
Tutte le relazioni giuridiche sono disciplinate dalla legge e dal buon senso.
L’OGVP nel riconoscere l’attribuzione di personalità giuridica a tutti i soggetti titolari del diritto all’esercizio della capacità giuridica, ovvero l’effettuale idoneità ad essere titolare di diritti ne recepisce anche la contestuale, incondizionata idoneità e conformità ad essere titolare di doveri.
Tale peculiarità non può essere avulsa dalla capacità di beneficiare dei diritti e dalla responsabilità derivante dai doveri.